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Franco Mescola

Il sorriso interiore: una strategia per trasformare le emozioni
La vita è mistero.
Ogni forma di vita è mantenuta e sostenuta da un’energia centrale che deriva dall’essenza e si esprime secondo un ritmo vibratorio. Ogni sistema ha un suo ritmo e una sua respirazione primaria. Tutte le cose e le forme animate della terra ricevono sostentamento dal cielo che irradia energia sotto forma di calore e permette l’espansione e la crescita. Noi viviamo animati da quest’energia; non la vediamo ma, pur rimanendo sconosciuta, essa costituisce la forza vitale e la coscienza dell’uomo, degli animali e di tutti i vegetali. Nell’uomo si concentra formando centri vorticanti lungo l’asse cerebrospinale, sede della respirazione primaria, e da questa si allontana verso la periferia lungo percorsi spiraliformi: cariche positive o negative in costante interazione con tutti gli altri centri. Questo flusso continuo è espressione del principio primo o Tai Chi, l’alternanza tra espansione e contrazione. Le spirali che separano e nel contempo uniscono il centro alla periferia aprono e racchiudono lo spazio creando una cavità. 
Nella creazione delle forme e per il loro funzionamento sono necessari dei centri di concentrazione energetica perché il loro flusso possa agire seguendo impostazioni, percorsi e modelli definiti. In caso contrario l’energia tenderà ad esaurirsi. I movimenti suggeriti dal metodo Biospirali sono appunto dei modelli di percorso ideali per aiutare a mantenere, ripristinare e accrescere la coerenza tra queste impostazioni.
Il cosmo respira. 
Inspirando, lo spirito si contrae, si concentra e crea. Si volge all’interno e si snoda nella materia. Espirando, la materia si espande, si evolve e si libera nello spirito.
Quando l’uomo partecipa consapevolmente a questa danza perpetua, diviene il controllore non attivo di questo pulsare (wu wei). Nel prenderne consapevolezza, inala, ed espirando espande la propria coscienza. Espirare è il ritorno all’impulso originario. Tutto vi partecipa: dalle cellule al pulsare ritmico delle galassie, dall’aprire e chiudersi dei gesti del Tai Chi, dalla ricorrenza delle nostre esperienze alla circolazione delle energie più sottili. Ogni spirale segna un ciclo nello sviluppo dell’assieme e poiché ogni parte è parte di un tutto, la fine sarà solo un inizio.
Considerati in questa maniera i momenti, i cambiamenti corrispondono all’unione tra diversi stadi evolutivi. La morte ci appare allora come una giuntura per permettere la rinascita in uno stato successivo.
L’uomo vive e muore fra le sue due eternità.
Nell’esecuzione delle forme del Tai Chi come in quella di Biospirali il praticante disegna attorno all’asse corporea delle spirali e, così facendo, egli rappresenta entro la propria cavità di risonanza i movimenti del cosmo, dei pianeti, degli atomi, delle galassie e degli elettroni e, con questi movimenti egli partecipa alla grande danza. Egli si riferisce al proprio centro e crea un punto immobile all’interno del proprio corpo per far rivivere l’universo. Per rappresentare l’eternità, gli antichi disegnavano una spirale.
Tutto ciò che si manifesta si estende da un punto ed è contenuto dal punto stesso. Così come la spirale inizia dall’infinito e si estende all’infinito percorrendo tutte le spire intermedie della manifestazione nel tempo e nel mondo relativo per ritornare, riavvolgendosi, alla propria sorgente.
Jil Purce dice: “La duplicazione dell’uno è solamente l’uno che guarda se stesso, è così facendo diventa oggetto e soggetto; è questa la dualità grazie la quale tutto è conosciuto.”.
Ogni forma di vita utilizza il flusso energetico polarizzato che le è fornito dall’azione turbinante dalla sostanza spaziale: il Chi cosmico. In determinati stati di coscienza riusciamo a cogliere la straordinaria sensazione di questo "Uno" coinvolto in una singola unità d’azione. 
Nonostante l’enorme riserva d’energia, la natura, non potrebbe esercitare un’espansione costante senza un ritorno verso il centro. Da quest’incessante ritorno dipendono i cicli che determinano le stagioni, i riposi, i risvegli e i cambiamenti.
Essendo parte della natura come potrebbe l’uomo operare senza ubbidire alle alternanze d’espansione e concentrazione? I ritmi biologici hanno un’origine genetica. La ritmicità e la capacità oscillante, non solo nella specie umana ma in tutte le manifestazioni della vita, sono proprietà fondamentali della materia vivente e della sua unità elementare: la cellula. Anche se questi ritmi hanno un’origine interna, l’ambiente esterno esercita sugli organismi un’influenza fondamentale nel sincronizzarli e nel metterli in fase. Pensate ai miliardi e miliardi di cellule che compongono la struttura fisica umana che operano tra loro in consonanza armoniosa e coerente. 
Che si tratti d’energia dell’anima, energia mentale, emozionale o fisica questa si esprime sempre secondo periodi, cicli, onde in movimento e seguendo percorsi a spirale. L’energia concentrata nel centro di un campo o cavità di risonanza ha come caratteristica l’elasticità vibrante, vitale e irradiante e si espande, in una situazione d’equilibrio armonico, seguendo delle orbite a spirale ben precise. Man mano che si espandono verso il limite esterno, le particelle che costituiscono il flusso perdono energia in misura proporzionale alla distanza che le separa dal centro.
I vortici d’energia da cui si dipartono le biospirali, siano essi costituite da onde particelle, molecole, atomi o unità individuali formano una loro realtà nello spazio, un campo. Sulla superficie di questi campi incontrano la resistenza dello spazio. Una forza che si stringe attorno e rallenta il loro flusso energetico creando una tensione superficiale. È a causa di questo processo che si formano le superfici esterne e i rivestimenti più duri: la crosta terrestre, il cranio, il manto dei campi magnetici, il guscio delle lumache, delle conchiglie ecc. La loro funzione è quella di proteggere e delimitare il campo magnetico interno, contenere la tendenza all’espansione delle spirali centrifughe e contribuire a trasformare la loro polarità. 
Me ne rendo conto: tante, troppe parole per esprimere ciò che difficilmente con le parole può essere espresso. 
Ecco come Lao Tze, consapevole della difficoltà di una spiegazione esauriente descrive, in maniera profonda e misteriosa, il perpetuo ritorno alla radice:”…raggiungendo un vuoto estremo e conservando una rigorosa tranquillità, mentre i diecimila esseri tutti assieme si dibattono attivamente, io contemplo il loro ritorno nel nulla.
Infatti, gli esseri fioriscono e poi ognuno ritorna alla propria radice. Tornare alla propria radice si chiama tranquillità; ciò vuol dire deporre il proprio compito. Deporre il proprio compito è una legge costante. Chi conosce questa legge costante, si chiama illuminato. Chi non conosce questa legge costante agisce da stolto e attira su di sé la disgrazia”.
 
FRANCO MESCOLA Nato a Venezia nel 1938, ha iniziato a studiare arti marziali esterne intorno al 1960 con i Maestri Luciano Padoan e Murakami. Nel 1966 incontra il Maestro Hiroshi Shirai e ne diventa allievo.
Nel 1975 conosce il Maestro Chang Dsu Yao divenendone discepolo.
Nel 1985, con l'approvazione del Maestro Chang Dsu Yao, fonda il Centro Ricerche Tai Chi, nell'ambito del quale attualmente dirige il corso di formazione insegnanti. Ha compiuto numerosi viaggi di studio (Africa, India, Cina e Mongolia), durante i quali ha praticato e studiato con maestri d'altissimo livello. Ha portato il Tai Chi in diversi ambiti e con diverse finalità.
L’approfondimento dello studio del Chi Kung lo porta a sperimentare e fondare Il Metodo Biospirali di cui oggi dirige la scuola formazione insegnanti.
Insegna regolarmente a Venezia e tiene seminari in tutta Italia e all'estero.
Nel 2011 ha pubblicato con red! edizioni il libro “ Il Metodo Biospirali”, con Custerman "Les tresors des Imbalas" e con il Punto d'Incontro "Mille gradini, cento sentieri".
Dal 2003 coltiva anche la passione per il disegno, ed alcune sue opere sono esposte a Venezia alla Scoletta dei Calegheri, al Museo d’Arte Ebraica e al Palazzo Pretorio di Malamocco.
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